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    29/09/2006

    cucina giapponese II° parte



    Benvenuti nel secondo post dedicato alla cucina giapponese!

    L'argomento è il famosissimo SUSHI.
    Ho trovato tra i Kanji classici il suo ideogramma:


    << Il suchi oggi è confezionato essenzialmente in due modi, ugualmente diffusi e apprezzabili, il "nigiri-zushi" e il "maki-zushi". Il primo è per così dire il più nobile, perchè pone in risalto sopra la pallina di riso, le pregiate qualità di pesce che impiega. Si fa col tonno, col salmone, con i molluschi, con la piovra..., e il prezzo dipende proprio dalla varietà di pesce... Ma non dispiace neppure il tipo meno comune, con la fettina di frittata o con l'anguilla grigliata.
    Il "maki-zushi" invece è un piccolo cilindro di riso avvolto in un sottile foglio di alga "nori", al cui centro sono racchiusi pesce o verdure o un mix di entrambi. Si può confezionare con tutte le varietà di pesce impiegate nei "nigiri", ma i tipi più comuni sono i "tekkamaki", col tonno, e i "kappamaki", col cetriolo. Ancora diverso è il "futomaki", dalla circonferenza molto più grande, che contiene ben sei ingredienti, tra cui uova, zucca e altre verdure.>>


    ...SPIACENTI, QUI C'ERA UN BELLISSMO SCROLL CON LA RICETTA, MA UN QUALKE STRONZO E' ENTRATO MODIFICANDO L'IMMAGINE DI SFONDO E DANDOMI DELL'IDIOTA... QUALCUNO MI PUò DIRE COME HANNO POTUTO FARE ???...


    Alla prossima...
    21/09/2006

    lavoro di Equipe

    L'altra sera guardavo il telefilm del Dr.House...
    Guardatelo ! E' troppo bello ! Lui è geniale, affascinante e caparbio. Si sà rendere talmente insopportabile ke lo adoro !



    Comunque in questo telefilm c'è un sacco di medicina "tecnica" (fantastico!), ma in realtà riflettevo più su un'altra cosa: riflettevo sull'equipe. Lui ha bisogno della sua equipe, e la sua equipe ha bisogno di lui. Non possono esistere separatamente.



    Allargando la riflessione, osservavo come i grandi eroi abbiano tutti un gruppo di sostegno... so ke Kira sta pensando a Naruto... :-)
    ma è proprio così ! Il mio amato Gandalf non è certo solo, così come non lo è Harry Potter o Neo (protagonista di Matrix).


    Solo per citare alcuni dei miei personaggi preferiti, ma gli esempi sono veramente tantissimi.
    Ma noi senza gli altri cosa saremmo ? Io sicuramente, ben poca cosa !

    A proposito di lavoro di equipe, approfitto di questo post per fare un doveroso ringraziamento. Ora ke il blog ha preso ormai una forma e assomiglia a ciò ke era la mia idea, devo ringraziare per questo la mia amata Kira !
    Innanzitutto per l'apertura/creazione/fondazione del blog stesso e poi per tutti gli aiuti tecnici del caso.

    Come farei senza di te ? Ti voglio bene !

    p.s. ...si vede ke mi piace usare immagini e gif ?!... (scusa Fede, so ke hai una connessione un po' lenta: non odiarmi per questo post, ti prego!...)

    12/09/2006

    problemi di comunicazione


    Ieri mi sono arrabbiata perchè ero convinta di avere risolto una questione lavorativa/famigliare e invece...PICCHE!!
    ...ma mi sono arrabbiata mooolto,


    poi ho pensato ke farsi venire un attacco di gastrite non era certo nè conveniente, nè risolutivo, così ho riflettuto sul perchè capitano costantemente tra le persone malintesi ke fanno andare il mondo molto peggio di quanto potrebbe andare.



    Normalmente capitano una o più delle seguenti condizioni:
    1) Ci si incontra e si parla, e si parla... e si parla. Qualcuno che si prenda anche il compito di ascolatre ?
    C'è una "barzelletta" (non so bene come definirla) in dialetto locale che riporta il dialogo tra 2 sordi:
    << - Vet 'a Res ? (Vai a Reggio ?) - No, 'a vag a Res. (No, vado a Reggio) - Ah, 'a cardiva te 'n des a Res ! (Ah, credevo andassi a Reggio !)>>
    Questo è ciò che più o meno platealmente avviene in tante circostanze della nostra giornata.
    2) Si parla insieme, ci si accorda, ci si confronta, si stabilisce una procedura, poi ci si saluta. Da lì all'incontro successivo ci si ripensa 1, 2, tante volte e più la cosa è importante, più ci ripensiamo, ma accade una cosa buffa: non pensiamo mai uguale e soprattutto mai uguale a come ci si è accordati. Così pensiero dopo pensiero il dato originale (ossia l'accordo...!) cambia forma e all'incontro successivo miracolosamente per qualcuno (o per tutti) la procedura stabilita ha preso forme diverse. "Ma tu avevi detto..." "No perchè io avevo capito..."
    3) Utilizziamo un linguaggio che tutti dovrebbero capire, ma in che modo ? Una volta, a proposito proprio di questa cosa, leggevo un esempio illuminante. Se io parlo di una pietra, voi cosa capite ? Molto probabilmente dipende solo da chi voi siete. Il muratore o il geometra può pensare a quei bei sassi che utilizzano nei "faccia-vista" delle case, il gioielliere ad un rubino, il geologo si domanderà a quale era di formazione mi sto riferendo...ma chissà cosa è la pietra per me ?! Voi direte "ma si capisce dal contesto" Sicuri ? E se dico "ho visto un bellissimo albero" ? Sicuramente ognuno avrà prodotto mentalmente un'immagine, ma quanti uguale alla mia ?

    ...che modo buffo che abbiamo di comunicare...e pensare che "comunicazione" sarebbe l'azione di rendere comune...



    01/09/2006

    cucina giapponese I° parte

    Ecco finalmente l'intervento sul Giappone che sono giorni che cerco di pubblicare !


    Una piccola premessa: a me non piace cucinare, mangerei pizza tre pasti su tre, ma la cucina giapponese ha sempre esercitato un certo fascino su di me. Dopo questo intervento spero anche su di voi... (il testo non è di mia creazione, ma è preso da fonti specifiche sull'argomento).

    <<Un testo culinario del Settecento prescriveva al cuoco di non trascurare nella preparazione nessuno dei cinque colori: giallo, rosso, verde, bianco e nero; nessuno dei cinque sapori: piccante, aspro, amaro, dolce e salato e infine nessuna delle cinque tecniche di cottura: il crudo, il bollito, il grigliato, l'arrostito e il fritto.
    Oggi diventa sempre più difficile far rientrare tanta varietà in un unico pasto, ma altri precetti continuano a essere seguiti scrupolosamente. Per quanto concerne i colori, per esempio, è tassativo ricercare l'accostamento più vivace, magari sommando il rosso scuro del tonno crudo al bianco della radice di daikon grattugiata e al verde della pasta di rafano, wasabi, come la chiamano i giapponesi.
    Questa legge degli opposti, che forse affonda le radici nei concetti di yin e yang, non riguarda solo l'effetto cromatico dell'insieme, ma anche la disposizione dei cibi e i loro rapporti con i recipienti. Per esempio, una regola generale sconsiglia fortemente di porre vivande tondeggianti, come palline di riso, noci di ginko, gnocchi, in piatti o vassoi tondi. Il risultato sarebbe banale e scontato. Molto meglio, in questo caso, optare per un contenitore squadrato o allungato, mentre il recipiente tondo sarà riservato a cibi serviti in blocchi squadrati, come tofu o certe verdure a cubetti.

    Esattamente come nel giardino zen, anche qui bello è asimmetrico. Così, accanto al piccolo cumulo tondeggiante di striscioline di pesce crudo, accortamente posato all'estremità sinistra del piatto rettangolare, potrebbe trovare degna collocazione un gambo di zenzero sottaceto. Ma uno solo, si badi bene, in modo da enfatizzare lo spazio vuoto senza ingombrarlo. Fondamentale è il concetto di "ma", cioè l'idea di un vuoto dinamico che entra nella composizione come elemento integrante e vitale, dotato di una propria bellezza intrinseca. Non solo i recipienti non sono mai riempiti fino all'orlo, ma l'equilibrio tra spazio e cibo è attentamente calcolato tenendo conto naturalmente anche della stagione, del luogo e dell'età del commensale: buon gusto vuole che davanti a un anziano, per esempio, si ponga un piatto sobrio e leggero.>>